Novembre 1813:
Vincitori degli alleati antinapoleonici nella zona di Caldiero, poi incalzati anche dal camaleonte
Gioacchino Murat, cavalieri e veliti del Regno d’Italia, guidati da Eugenio Napoleone si ridussero a combattere le loro ultime battaglie tra Mincio e Garda,
per l’onore e la bandiera, come usava allora.
Febbraio 1814:
Tutto concluso, ci fu la resa dei reparti o la dispersione dei singoli. Così dice la Storia.
A questo punto, interviene una tradizione orale dei vecchi poveglianesi, narrata al tempo delle veglie e dei filò, che dice di una pattuglia di
cavalleggeri italici, che si erano buttati negli acquitrini e nelle risaie per non arrendersi.
Chissà se erano 10 o 100.
La leggenda poi fissò il numero in 40, cabalisticamente.
Essi sarebbero stati inseguiti anche dai contadini ostili, che volevano annientarli
perché vedevano come fumo negli occhi tutto quanto sapeva di innovatore del vecchio paternalistico ordine del regime antico.
Ma, per loro buona sorte, la baronessa Balladoro venne a sapere della vicenda.
S’impietosì, romanticamente, del triste destino dei valorosi sfortunati e gli aprì le porte dei suoi immensi poderi.
E qui i cavalieri delle feroci guerre per il dominio d’un’Europa di libertà, uguaglianza e fratellanza, scoprirono il gusto di
altre ancor più civili battaglie.
Accolti alla raffinata tavola, nei campi fecondi, nelle rumorose stalle, nelle profumate cantine, nei ricchi granai delle fattorie baronali, scoprirono
i lieti fasti di Cerere e Bacco, lasciando ad altri, quelli ferrigni e purtroppo sempre onnipresenti di Marte.
Dilettanti dapprima d’agricoltura,
diventarono, poi, professionisti del culto dei campi e d’enogastronomia.
Veri cavalieri del gusto, come li definì la tradizione e come resta nella
memoria dei vecchi padri, che li seppero riuniti in una confraternita di tal nome, pungolo e promozione di cultura contadina, s’insediarono e
s’accasarono in zona e non l’abbandonarono più.
Parteciparono invece qui anche al riscatto, allo sviluppo ed alla nascita d’un’agricoltura più moderna, d’un vivere più civile,
che passa anche per la buona tavola.
Il mito ora diventa festosa realtà.
Nel loro segno, sono indette, infatti, le celebrazioni poveglianesi dei 40 Cavalieri del gusto, per una
continua funzionale sperimentazione nel settore, per un degno ricupero dei valori delle tradizioni enogastronomiche locali e più di lato scaligere,
per una ricerca dei piatti e dei modi di quest’arte culinaria e per una sua riproposizione in termini aggiornati.