Con la semina autunnale consecutiva all’aratura si affidavano alla terra molte speranze e poche certezze.

Le speranze erano di poter avere
un buon raccolto di grano a giugno, le certezze, tuttavia, erano scarse per la possibilità che
le condizioni climatiche potessero rovinare, con la siccità o con le tempeste il lavoro che si era fatto.
Così si erano molto sviluppate usanze popolari per ingraziarsi il cielo affinché tutto andasse per il meglio o, quantomeno, che i
danni fossero limitati.
C’erano vere e proprie celebrazioni religiose dove venivano portate offerte all’altare per chiedere protezione a Dio, per allontanare
la tempesta o per far sì che piovesse se il clima era troppo siccitoso e le colture soffrivano.
Tradizionali erano le “rogazioni”, vere e proprie processioni con i fedeli ed il sacerdote, il quale aspergeva i campi con acqua benedetta.

Si usava pure suonare le campane
“a martello” a modo di preghiera che giungesse al cielo quando si faceva minaccioso.
Si racconta anche di riti tra il sacro ed il profano: a ll’avvicinarsi di temporali particolarmente brutti venivano pronunciate
dal capofamiglia delle preghiere particolari al Crocifisso presente in casa. Alcuni pezzetti di rametto di olivo benedetto alla
festa delle Palme venivano, poi, bruciati dentro lo scaldaletto.
Il tutto veniva mostrato al temporale, quasi come quest’ultimo fosse il diavolo, per cercare di allontanarlo; una leggenda di
paese ricorda che, un anziano, vedendo che il temporale arrivava grandinasse, nonostante tutto in maniera distruttiva, avesse
scagliato ciò che aveva in mano verso il cielo dicendo “che oltre al grano ed al resto prendesse anche questo…”

Arrivati al momento della
maturazione del grano, quando le spighe erano ben dorate e secche al punto giusto, si passava
alla mietitura a mano con l’ausilio di particolari attrezzi per tagliare il gambo e fare dei fasci che venivano legati
con la paglia o lo spago.
Anche per queste operazioni, che richiedevano una grande quantità di manodopera e di tempo, l’avvento del trattore e
delle macchine ha portato un notevole sviluppo.
La mietilegatrice è stata una invenzione molto importante in quanto, con una unica passata, permetteva di tagliare,
di fare i covoni e di legarli in automatico, con l’ausilio di sole due persone, mentre altre li raccoglievano tutti
e li mettevano in gruppi disposti in maniera tale da sembrare casette per evitare

che l’eventuale pioggia caduta
tra la raccolta e la trebbiatura potesse danneggiare le spighe.
Sono anni, quindi,
che proponiamo questa giornata dedicata alla mietitura con trattore a testa calda e mietilegatrice.
E’ per tutti occasione di festa, allietata con del buon vino rosso che non basta mai.