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Povegliano Veronese
Povegliano Veronese si adagia a Sud della città di Verona sulla linea delle risorgive, al limitare estremo dell’alta pianura veronese che gradatamente trapassa nella media. Sin dalla preistoria visse sulla paludi.
L’escavazione su larga scala delle risorgive e la bonifica del suolo, anche con l’incanalamento delle acque stagnanti, furono iniziati nel XV° secolo, quando i patrizi veronesi e veneziani intrapresero la coltivazione del riso nella media e bassa pianura e nel 1500 quando ci fu un notevole sviluppo della praticoltura, cominciò allora quella che sarebbe diventata “la corsa all’acqua”, che indusse i proprietari a scavare quanti più fossi possibile. Dalle famiglie nobili del tempo prendono nome alcune fosse: ad esempio la “Liona” dai conti Lion, la “Draga” dai Draghi, la “Giona” prese il nome dai conti Giona.
L’acqua, da sempre presente in grande quantità nel territorio, suggerì l’adozione della libellula (volgarmente chiamata “cavaoci” o “sbusaoci”) quale simbolo sullo stemma comunale attualmente in uso.
Il corso d’acqua attualmente più importante che ha origine sul territorio di Povegliano Veronese è il fiume “Tartaro” che sfocia direttamente nel mare Adriatico.
Povegliano Veronese è ritenuto dagli studiosi un importante luogo di ritrovamenti preistorici ed i numerosi reperti archeologici, databili dall’eneolitico (2500 a.C. – 1800 a.C.), indicano con certezza la continuità di vita a partire dall’età del bronzo (1800 a.C. – 900 a.C.). Una necropoli preromana della media età del bronzo venne scoperta nel 1876/77 durante l’escavazione di ghiaia. Nel 1880 furono riportate ala luce sepolture della tarda era del ferro. Scavi più recenti hanno fatto emergere importanti ritrovamenti della media età del bronzo e numerose sepolture celtiche, romane e longobarde. Meritevole di menzione per la sua singolarità è il ritrovamento avvenuto nel 1986, all’interno di una necropoli longobarda del VII° secolo d.C., di una sepoltura rituale contenente gli scheletri di un cavallo e due cani da caccia (forse levrieri). Il cavallo, acefalo, è stato tumulato su un fianco con i due cani accucciati vicino, uno davanti ed uno dietro. Le ossa dei tre animali sono state restaurate e consolidate in un istituto universitario e ricomposte su appositi supporti nella posizione originaria. Questo e molti altri reperti archeologici sono esposti al pubblico in un piccolo ma interessantissimo museo presso villa Balladoro. La presenza nei secoli passati di nobili proprietari terrieri è testimoniata dai palazzi edificati nell’abitato e dalle numerose corti rurali, alcune con oratorio, disseminate un po’ per tutta la campagna.
Alcune ville, nel tempo,sono state purtroppo abbattute, altre cadono in rovina, altre ancora sono state restaurate e rimesse a nuova vita. Tra queste ultime da ricordare Villa Balladoro, in parte di proprietà comunale, con il grande parco sul retro, il palazzotto Balladoro, appartenuto alla signoria degli Scaligeri e sede del comune nel XVI° secolo, il palazzo Venturi, già dei conti Olivieri.

Santuario Madonna dell'Uva Secca Recentemente è stato completato il restauro del Santuario della Madonna dell’Uva Secca, nel quale si trova l’affresco della Dormizione della Beata Vergine Maria, opera attribuita alla scuola veronese del Trecento. Nuovi o rammodernati sono gli edifici pubblici: il municipio, le scuole, il teatro.
L’economia fino agli anni ‘50/60 è stata quasi esclusivamente agricola. Si coltivavano soprattutto frumento, riso, granoturco e foraggi per il bestiame. Si allevavano animali da stalla e da cortile. Dagli anni ’60 l’attività produttiva ha iniziato un sensibile processo evolutivo. Progressivamente sono diminuiti gli addetti all’agricoltura e, nel contempo, sono sorte molte imprese artigianali (in particolare legate all’edilizia) e qualche piccola industria. Il paese da circa vent’anni è interessato da un rilevante sviluppo urbanistico. E’ scomparso il gelso, un tempo albero caratteristico di queste zone, ed ora i processi produttivi agricoli si avvalgono di mezzi meccanici sempre più moderni, a quelle preesistenti si sono aggiunte a alternate negli anni le coltivazioni delle pesche, delle fragole, delle mele, della soia e si sono insediati allevamenti intensivi suinicoli e avicoli.
Il patrono del paese è S. Martino che si festeggia il giorno 11 Novembre con manifestazioni che ricordano anche le tradizioni agricole collegate a questa data.

piazza OckenheimFulcro di questa ed altre manifestazioni culturali è villa Balladoro vero fiore all’occhiello di questo paese.
Il comune di Povegliano Veronese è gemellato dal 1990 con il comune tedesco di Ockenheim della regione renania palatinato.
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